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L’Aquila 6 Aprile 2009: Il terremoto “dimenticato”

Terremoto l'Aquila 2009: reportage fotografico

Ci sono città che il tempo ferma in un istante. L’Aquila è una di queste. Il 6 aprile 2009 un devastante terremoto ha portato via 309 vite, spezzando una quotidianità fatta di vicoli, piazze, campane e silenzi montani. Ma ciò che queste fotografie raccontano non è solo il momento della distruzione: è ciò che è venuto dopo. Gli anni. L’attesa. La polvere che si deposita lenta sui cantieri incompiuti.

Il centro storico sospeso

Camminando per il centro storico dell’Aquila si ha la sensazione di attraversare un luogo sospeso. Gli unici segni visibili della ricostruzione sono spesso le barriere arancioni che impediscono l’accesso alle zone ancora a rischio di crolli. Oltrepassata la “zona rossa”, l’atmosfera diventa surreale: lo scorrere del tempo sembra essersi fermato. Facciate puntellate, finestre vuote come occhi che osservano, impalcature che appaiono ormai parte integrante dell’architettura. La ricostruzione c’è stata, ma non ovunque, non per tutti, non allo stesso modo. E soprattutto, non sempre nell’anima della città.

Festival musicale "Il Jazz italiano per L'Aquila"

L’Aquila non è solo il ricordo di una tragedia. È una città che resiste, anche nella dimenticanza. Proprio in questo contesto ogni anno si svolge l’evento “Il jazz italiano per L’Aquila” (www.jazzallaquila.it), un festival dedicato a sostenere la rinascita del territorio. Musica, cultura e solidarietà si fondono in una manifestazione che coinvolge centinaia di musicisti, con concerti diffusi in diversi luoghi della città, a testimonianza del profondo legame tra musica e rinascita post-sisma.

Il silenzio dopo il terremoto

Questo progetto fotografico sul terremoto di L'Aquila 2009 non vuole dare risposte. Vuole ricordare. Perché il vero rischio, dopo un terremoto, non è solo quello delle scosse. È il silenzio che arriva dopo, quando le telecamere se ne vanno e l’attenzione si sposta altrove. L’Aquila mostra ferite ancora aperte, ma cerca di ribellarsi e far si che il tempo ricominci a scorrere. L’Aquila è ancora lì. Aspetta di essere guardata. E soprattutto, ricordata.

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